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06/07/2008
back again Check-in Chill-out
Finite le tre settimane a Dubai. Il momento è giusto per tornare a casa perché la città comincia a mostrare sempre più ferocemente le proprie facce poco affascinanti. Brevemente, come ho già scritto per Abu Dhabi, tutto quello che si vede in questo paese, tutto il lusso, tutto di tutto si basa sullo sfruttamento (!) della forza lavoro a basso e bassissimo costo.
Si torna a casa, e dopo le settimane negli Emirati, a digiuno degli accadimenti euro-italici, bisogna un po' riambientarsi. Nulla di meglio di un ritardo di 3 ore del volo Alitalia in partenza da Dubai (infatti sto scrivendo usando il wi-fi dell'aeroporto in attesa dell'imbarco... ho ancora 2 ore). Già il check-in è durato i soliti 30 minuti più del necessario, anche se si aveva i biglietti elettronici. E in fila davanti a noi i "soliti italiani" che quando hanno visto il ritardo hanno iniziato a svenire, chiamare le hostess, correre dietro le valigie... noi invece, gli "insoliti italiani", ci siamo limitati a sparare cazzate e ridere.
Non vedo il momento di salire sull'aereo, prendere Corriere, la Repubblica, il Sole 24 Ore, Topolino ed Eva 3000, per rimettermi in pari con il Bel Paese. Ho 6 ore di volo e altre 3 ore di attesa a Fiumicino perché ovviamente perderemo la coincidenza.
fronte orientale A g g i o r n a m e n t o : n u l l a d i n u o v o
Brevemente... ma neanche tanto. Non solo anime. Dopo essermi sparato serie intere di Evangelion (fondamentale!), Death Note, Elfen Lied (sembra splatter, ma critica feroce contro la vera violenza), Ergo Proxy, Earth girl Arjuna (ecologia a manetta, non mangerò mai più un hamburger), un monte di animazioni di Miyazaki (consiglio, in particolare, TUTTO!!!), qualche film giapponese qua e là (per chi vuole piangere, Crying out love, in the center of the World), sono passato a droghe pesanti... narrativa giapponese.
Tutto è iniziato un bel giorno, quando ho trovato un racconto di Tanizaki, La gatta. Carino! Poi, cercando altre cose di Tanizaki, per caso ho scoperto Mishima (Confessioni di una maschera, La voce delle onde, Dopo il banchetto), e poi anche Murakami (Norvegian wood, A sud del confine, a ovest del sole)... ora sto divorando romanzi in maniera schifosa. Io, che non riuscivo a scegliere qualcosa che non fosse saggistica o fantascienza.
Sarà che il mondo là fuori è sempre più una merda e non riesco a trovarvi soddisfazione alcuna. Sarà che non ci sono più le mezze stagioni, ma manco le stagioni intere, ma manco le doppie stagioni, e il mio inverno sta diventando un'era glaciale... sarà che appena metto il naso fuori dal mio guscio c'è sempre qualcuno che vuole, pretende, obbliga, esige, impedisce, ostacola, preme, impone, decreta, stabilisce, ecc. Sarà che questi autori sono veramente belli (non sono nessuno per dire bravi), ma passare il tempo seduto sul fondo della trincea abbracciato a qualche libro, mentre in superficie volano mazze e piovono schegge, per ora non mi pare sbagliato. Cercare una via d'uscita? Ma uscita DOVE!?!?
Tranne la prima foto, tutte le altre sono state fatte con la mia nuova "vecchia" fotocamera, che si è subito dimostrata in linea con la mia visione del mondo... e dell'immondo... nel quale vivo. Grazie a Mattia, la gloriosa vecchietta Coolpix 775 (autrice del primo scatto) ha trovato una valida erede, una Konica-Minolta Z3.
E’ scomparsa improvvisamente, caduta sul lavoro, la mia macchina fotografica digitale. Era una dama di una certa età, ma una generosa lavoratrice che delle sue piccole mancanze faceva virtù. Non amava il buio e riusciva ad esprimersi al meglio da vicino e con tanta luce. Amava le bellezze della natura, i colori, le forme strane e i giochi di luce, ma soprattutto amava condividerli con gli altri. Per sua scelta non ha mai pensato alla pensione, ma ha deciso di lavorare fino alla fine.
Lascia due piccole schede di memoria, il fedele caricabatterie e due batterie che l’hanno sempre sostenuta nel lavoro, e un piccolo treppiede che le ha offerto momenti di gioia durante gli ultimi giorni di vita.
La ricorderemo per la sua visione del mondo originale e intimistiche, di cui lasciamo un esempio qui a lato.
Quel tenero cinghialino di 115 chili, accovacciato al calduccio del suo letto, è il nostro miloz. Una nuova giornata è alle porte (in realtà è quasi pomeriggio) e una nuova sfida si pone davanti a noi: come svegliare miloz.
Dobbiamo sapere prima di tutto che, quando la coscienza è assente, il miloz è un groviglio di sensi iper-estesi e incredibilmente affilati. Se stiamo per prendere la maniglia della porta della sua camera, non lo sorprenderemo, perché ha già percepito la nostra intenzione di svegliarlo ancora mentre la stavamo pensando. E ci odia per questo. Ma anche se è pronto ad azzannare la nostra carotide in ogni istante, sa tenere a freno gli istinti omicidi, e riusciremo ad avvicinarci al suo letto... purché non facciamo baccano. Con discrezione.
Per quanto possiamo fare silenzio, miloz sa che samo lì vicino a lui, quindi non preoccupiamoci più di tanto: possiamo chiamarlo sussurrando, o appoggiandogli con delicatezza una mano addosso. Sentiremo presto come risposta un secco "mmh!!!": è un buon segno. Noteremo sul soffitto ancora qualche macchiolina di sangue. Qualcuno dice che sono segni di zanzare splattate, altri che risale a quella volta quando uno ha svegliato miloz scuotendolo energicamente: da non fare assolutamente!
Ovviamente non pretenderemo che scatti subito agli attenti. Per alzare il miloz dal letto o abbiamo una gru, o aspetteremo che lo faccia da solo. In ogni caso ci vorranno decine di minuti. E lo farà in pesante silenzio, lo stesso silenzio che il miloz si aspetta da noi. Se proprio non siamo capaci di ignorarlo o non parlargli, è bene per lo meno non fargli domande che richiedano una risposta vocale entro la prossima mezz'ora.
Pak! Pak! Pak! Le pallottole ti cadono attorno. C'è uno che ti urla, ma tu non capisci un tubo. I tuoi compagni saltano il fosso e scompaiono in una nube di neve alzata da una mitragliatrice che ti cerca da una cinquantina di metri di distanza. Hai tre compagni che ti parano il culo. Salti il parapetto e corri avanti. Tutto rallenta improvvisamente: un'esplosione ti copre di terra e ti fa fischiare le orecchie. Hai due compagni che ti parano il culo. Corri avanti, passi illeso in uno sciame di proiettili. Basso! Qualche scheggia ti ferisce, non fa niente. Eccolo lì. Salti nella trincea nemica, veloce e basso, aggiri il bunker, il crucco vestito di bianco non ha tempo di girarsi. Lo secchi con una raffica. Butti via il tuo BAR e prendi il suo StG44, più veloce, preciso e leggero. Ha due caricatori da 32 colpi. Bene, avanti!
In un pomeriggio, ho visto, due giocatori di Playstation riescono a seccare circa 10 mila soldati tedeschi. In media 200 per livello, ripetuti non so quante volte, perché mica si fanno ammazzare a gratis: ti sparano anche loro con qualsiasi cosa, e t'ammazzano più volte. Però hanno iniziato loro per primi, invadendo mezza Europa, 'sti nazisti. E se per me liberare l'Europa a suon di stragi (per gioco!) senza pietà di nazisti senza pietà sembra cosa buona e giusta, una volta riposto il joypad (quella roba che serve per manovrare il tuo ego digitale) mi vengono in mente alcune domande. I ragazzi tedeschi (di oggi) come fanno a giocare a questi giochi? Non è forse estremamente frustrante dover immedesimarsi per forza un americano/russo/inglese/francese che massacra senza battere ciglio altri soldati che parlano la tua lingua? Dall'altra parte, offrire la possibilità di combattere dalla parte dei nazisti è parecchio diseducativo (se non inserito in un percorso di redenzione, che trasforma un SS rampante in un simpatico vecchietto filo-UE e che vota SPD).
I giapponesi, per esempio, rispondono all'amara sconfitta della seconda guerra e alla conseguente aggressione culturale occidentale esportando fior di cartoni animati, fumetti e videogiochi neutri (Mario Bros, Pokemon) e culturalmente orientati (ragazzine con spadoni, samurai che sconfiggono demoni), o nostalgici della grandezza imperiale (basi segrete con navi spaziali e robotoni che sembrano samurai e difendono la terra da invasori alieni che vengono dal mare o dallo spazio). I giovani tedeschi come possono rispondere a questa costante e ingiusta (vista l'età) colpevolizzazione? Non so quanti giocano a questo tipo di giochi, forse preferiscono quelli nipponici. Hanno provato a rispondere con i Teletubies, ma con effetti letali per la gioventù europea. Qualcuno, per tutta risposta, si gira verso ambienti neo-nazisti, affascinato dal passato che ovunque gli viene presentato come sbagliato, ma che loro sentono come unico glorioso passato nazionale. Ed ecco che il "gioco" rischia di ricominciare.
Ho finito di lavorare. Sto aggiornando il blog con in bocca una pescanoce dolcissima e sullo sfondo il groove degli Antibalas Afrobeat Orchestra. Cosa vorrei ancora? Una donna e un bicchiere d'acqua. Chiedo troppo?
Temporali. Finalmente! Nelle ultime settimane avevo finito per invocarli, tanto ne sentivo il bisogno, da un bel po' di tempo. Il risultato è che, tra scrosci di pioggia, fulmini e tuoni, ho passato una domenica così tranquilla e rilassata che non riesco a ricordarmene una uguale. Quasi non riesco a crederci che grazie ai temporali che scorrazzano per la città ci si possa sentire così bene. Oggi è stata forse la prima volta che non ho odiato la domenica.
...almeno non completamente Ribadisco: "non mi avrete mai!"
Freude schöner Götterfunken,
Tochter aus Elysium,
Wir betreten Feuertrunken,
Himmlische, dein Heiligtum!
Deine Zauber binden wieder,
Was die Mode streng geteilt.
Alle Menschen werden Brüder,
Wo dein sanfter Flügel weilt.
(Friedrich von Schiller)
Non riesco a non provare i brividi quando ascolto il 4° movimento. Io di musica classica non capisco nulla, ma questo movimento, di questa sinfonia (9a), di questo autore (Beethoven) è troppo... troppo... non so! Ho notato che rabbrividisce solo il lato destro del mio corpo: la gamba destra, il braccio destro, il lato destro della schiena, la parte destra del volto e della nuca. La sinistra latita come al solito, in balia della de-coscienza, insensibile a questo tipo di emozioni, brava solo a manifestarsi, ogni tanto, sotto forma di dolore: alla scapola, al ginocchio alla schiena.
L'avevo già provato diverse volte. Redazione, sono da solo. L'unico pasto di oggi sono stati i superbiscotti di mia mamma all'ora di pranzo. Ordino una pizza e me la sparo di gusto davanti a Tv, Pc e terminale dell'Ansa. 5 minuti di pausa digestiva e poi vado a fare l'edizione del mattino. Sul Pc qualche mia collega ha lasciato una sigaretta.
Una sigaretta. Dopo 10 anni di fumo praticamente regolare, avevo deciso di fare una pausa... che dura da 6 anni oramai. Ma quella sigaretta lasciata lì era un invito a nozze dopo una cenetta al volo. La prendo, la annuso: odora di miele e cioccolato, come quelle che compravo a Umago anni fa. Chissà se in redazione c'è un accendino, penso, e mi immagino di fumarla giù sulle scale. Sono sicuro che sarebbe buonissima. Sono altrettanto sicuro che perderei un bel po' di autostima nello stesso momento in cui l'accendessi e tirassi la prima boccata.
No, ancora no. C'hai provato, cara de-coscienza. Lascio la sigaretta dove l'ho trovata, guardo ancora un pezzettino di TG e poi mi alzo e vado a finire il lavoro. Trovo che sia divertente resistere alle tentazioni... quando ci si riesce.
Scusami Viktoria, non è colpa tua, ma non puoi più rimanere nella mia testa. Mi dispiace per cosa ti ha fatto, non è giusto che il tuo sangue si sia mischiato con la pioggia. Non è giusto che nei tuoi ultimi momenti la testa ti fosse sorretta da uno spartitraffico di cemento. Qualsiasi cosa sia accaduta prima, non meritavi quei colpi così vili che di te hanno visto solo la schiena. Io ti ho vista in volto, e me ne vergogno. Mi vergogno per tutti gli uomini, per tutto quello che ti hanno tolto, per la sofferenza che ti hanno provocato nei tuoi trentuno anni. Mi vergogno perché non ero lì a vederti con i miei occhi di carne, ma ti ho vista con gli occhi con i quali tutti ti vedranno domani. Interrotta in un gesto quotidiano, in un parcheggio, di sera. Che mondo di merda. Che lavoro del cazzo...
Oggi mi sono quasi messo a piangere anch'io insieme a una tipa sconosciuta per strada. Ha accostato l'auto vicino a me per telefonare, e conclusa la telefonata è esplosa in un pianto viscerale. Non so quale tremenda notizia l'ha ridotta alla disperazione, ma per me è stato comunque terribile vederla piangere così. Soffrivo anch'io.
Mi stupisco sempre più spesso di come la sola presenza di una persona possa cambiarmi l'umore. In peggio! Dentro di me si genera un gorgo di insofferenza e negatività che riesco a trattenere solo isolandomi in un mutismo, così dosato da non diventare veicolo di aggressione, ma capace di esprimere una sincera antipatia. (Sono proprio come mia mamma... ;-)
E mi stupisco ancora più frequentemente di come il lavoro cambi le persone. Anche qui in peggio! Ma quello che maggiormente mi colpisce è l'entità di questo cambiamento. Il lavoro rimescola e sconvolge tutto, opinioni, posizioni etiche, gusti, abitudini, amicizie... e peggio viene pagato, più è profondo questo sconvolgimento. Che schifo!
sì sì, ciao ciao! Petizione per la liberazione del peto
Scena. Cammino per la città di ritorno dal lavoro con un gelato appena acquistato in una nuova gelateria. (Buono!) Incontro un amico di vecchia data, anche lui di ritorno dal lavoro. Ciao, come va, tutt'apposto, insomma le solite cose. Sì sì, tutto figo, tutto bene, stanchezza, lavoro, le solite cose. Come va con Anna (la moglie), chiedo. "Sì sì, bene bene, tutto a posto", ride. Noto una smorfia. Sta bene Anna? insisto preoccupato. "Sì sì, sta bene", risponde mentre io percepisco un MA incastrato tra un ANCHE SE e il pomo d'Adamo. "Sì sì", ripete con un sorriso/smorfia quasi in uno stato compulsivo,"sì sì", per poi rifilare un "vabbé insomma così-così". Si stanno lasciando dopo 2 anni di a matrimonio.
Mentre la mia de-coscienza cerca di sfondare i muri imbottiti del mio auto-controllo, urlando "SI' SI' COSA, TESTA DI CAZZO!? ALLORA DI' CHE E' UN PERIODO DI MERDA! MICA TI MANGIO!", vedo il suo umore cambiare, la sua maschera in bilico sugli angoli della sua bocca contratti sempre nel sorriso/smorfia. Mi scuso di averlo messo in imbarazzo. Ci salutiamo e andiamo ognuno per la propria strada.
Mentre la mia de-coscenza continua a urlargli dietro "STRONZO! BUGIARDO! DI COSA HAI PAURA!?" penso al perché di quella maschera difensiva... nei miei confronti. Perché quella paura di essere giudicati, l'imbarazzo di essere stati giudicati, da me che non ho nessuna intenzione ne titolo per giudicare qualcuno, figuriamoci per cose che capitano nella vita, come un divorzio: un fallimento di una cosa che considero fallibile come tutte le cose umane.
In psicologia (di cui so poco... il mio amico è laureato in psicologia!) si chiamerebbe "carattere anale", riferito alla fase dello sviluppo in cui il bambino impara a controllare gli sfinteri (smette di farsi la pipì/pupù addosso). Controllo, in questo caso contenimento, che viene esercitato su ogni prodotto materiale o immateriale della persona. Perché considerato vergognoso o deplorevole. Posso solo augurare al mio amico di tornare presto a scoreggiare serenamente. Il mondo sarebbe un posto più rilassato e migliore se tutti imparassimo a scoreggiare un po' di più.
E brava piccola grande Rosy! Hai battuto tutti. Il lavoro, il caldo, le emergenze siccità, incendi, polveri sottili, maltempo, l'esodo, il controesodo, le truffe, le zanzare tigre, l'alga killer, le guerre in Libano, Iraq, Palestina, i CPT, i clandestini, il caro petrolio, il dissesto idro-geologico, le truffe, il G8, i mondiali, le vacanze. Solo il fatto di averti incontrata di nuovo (dopo 4 anni!), di sapere che ti laurei presto e che canti, mi ha portato un clima di ottimismo ed entusiasmo, in un'estate diretta a lunghe falcate verso il cedimento strutturale. Brava Rosy, e alla prossima!
da vicino nessune è normale Vabbè matti, ma ci fanno pure fessi...
Il confine tra matto è artista è veramente sottile se si segue l'equazione "tecnica + follia = arte". Questo è il principio del gruppo teatrale Accademia della Follia, composto da 12 matti e un normaloide, che vivono e lavorano in una palazzina dell'ex-OPP (ospedale psichiatrico provinciale) di S. Giovanni (Trieste). Matti per mestiere e attori per vocazione, in quanto mangiano grazie agli assegni dell'Asl e vivono di teatro. Ebbene, anche se il capocasa Livio (internato+elettroshock a 12 anni) mi giurava che lui è matto al 100% incapace di intendere e volere, e anche se c'erano alcuni tipi che mostravano qualche acciacco fisico, io in quella casa non ho visto nulla di matto... Vabbé, qualcosa sì. Quello che è stato presentato come normaloide (l'unico non matto) era l'unico che non faceva un cazzo. Seduto sul divano a suonare la chitarra, mentre gli altri tiravano su la malta, muri, piastrelle, stucchi e Livio (il matto 100%) mostrava agli altri come levare l'intonaco vecchio, mentre gli altri pitturavano le finestre. Anche il carismatico leader Claudio, attore e regista della compagnia, che giurava di essere matto, mi sapeva invece di mattoide... attore per professione, matto per vocazione. Gli altri? Non oso dire normali, sarebbe ingiusto nei loro confronti perché la normalità è quello che di più odiano. Senzazione più bella? Il saluto di Donatella, moglie di Chiarly: stretta di mano e sorrisone che emanava una sincerità e cordialità che ancora adesso mi fa tremare all'interno.
Molto spesso noto che i miei gusti coincidono con quelli della maggioranza delle persone. Anche quando mi sembra di essere in anticipo su una cosa, che presto si ridurrà a una moda, probabilmente, nello stesso momento, anche le altre persone pensano la stessa cosa. Cerco di evitare i luoghi comuni... lo fano anche le altre persone. Cerco di pensare con la propria testa... gli altri fanno lo stesso (con la loro testa). Spesso sono convinto di riuscirci, lo sono anche gli altri. Questa cosa è talmente puntuale che comincio a credere di poterla pilotare. Ovvero, se mi butto su una cosa improbabile, gli altri per conto loro faranno la stessa cosa, e la cosa improbabile diventa... imminente. Per esempio, se per dare una "svolta" alla vita del Bel Paese decido di votare "la Rosa nel Grugno" o "l'Italia dei Malori", o il grande movimento della "Scheda Nulla", e lo faccio pur sapendo che le loro probabilità di ottenere la maggioranza sono irrisorie, potrebbe capitare che gli altri facciano la stessa cosa mia, partendo dalle stesse mie considerazioni, che poi uno crede tutte sue e solo sue. E ci ritroviamo con un Pannella premier e Beppe Grillo presidente della Confindustria. Sono pazzo? paranoico? scemo?... e che me frega, lo sono anche gli altri!!!
- Buonasera. Mi fa un panino kebab, per favore? - Cosa ci metto, salsa piccante? zaziki? - Quello che vuole... basta che abbia del glutammato monosodico... E 621, per quelli che non parlano la lingua "E+number", è la siglia per il glutammato monosodico. Cos'è? E' il viagra del cibo. E' un aminoacido, il componente di proteine che troviamo in tutti i cibi proteici (carne, pesce, verdura, latte), che l'industria alimentare produce in quantità abnormi... come scarto della lavorazione della carne. Questo composto fa dire direttamente al nostro cervello "mmmmmh... che buono!!!", anche se stiamo mangiando una pantigana morta da 3 giorni. Lo chiamano 'esaltatore di sapidità' ed è presente pressoché ovunque, soprattutto negli "stuzzichini". A me piace mangiare, in generale. L'E 621, quindi, dovrebbe essere il non plus ultra della goduria mangereccia, a prescindere da cosa si mangia. Non voglio più mangiare niente che si sprovvisto di glutammato monosodico!!!
sigh... sigh... tutto si ripete!!! Lascio quest'anno con...
..."EMERGENZA NEVE!!!", ovviamente in pieno inverno, cosa mai accaduta negli ultimi 30 anni. Rimango, insomma, una delle poche pecore nere redazionali che protestano contro queste psicosi giornalistiche, puntualmente riproposte, in secula seculorum. Lascio questo 2005 con i comunicati stampa delle forze dell'ordine, tipo "Subito è scattato l'allarme, credendo fosse un altro caso allarmante..." o peggio "...tanta efferatezza e ferocia, infatti sembrano che le ferite inferte col coltello siano molteplici , e non le uniche 8..." (sono sicuro che anche loro riderebbero se io dovessi usare il manganello o dirigere il traffico, ma mi lascia preoccupato il fatto che gli agenti che scrivono sono laureati). Lascio quest'anno con molte esperienze nuove dalle quali, però, mi sembra di aver imparato poco. Lascio l'anno con in tasca alcune delusioni (quella di non aver combinato alcunché di nuovo), diversi problemi (i soliti), paure (profondamente nascoste), noie (tante), ma anche nuove gioie e briciole di soddisfazioni. Purtroppo mi porto nell'anno nuovo anche la consapevolezza che tutto quello che vorrei lasciare indietro in realtà continua a seguirmi, qualche volta anche precedermi. Una catena di cose trascinata lentamente dalla mia testardaggine, che fa rumore e mi ricorda che di alcune cose non posso sbarazzarmi. Più le ignoro, più crescono. Più le tiro lontano, più vicino mi cadono.
"Il Santo Padre Benedetto Icsvì dispone affinchè tutti i fedeli passino un buon Natale, raccolti nell'intimità della propria famiglia eterosessuale, attorno ai valori della cristianità cattolica e in contemplazione della Natività. Intima, altresì, espressioni di gioia e giubilo per la nascita di Gesù." La circolare attuativa della disposizione Papale, emanata congiuntamente dalla Congregazione per la dottrina della fede sottolinea inoltre che "non è contemplata deroga di alcun genere all'obbligo di gioia e giubilo, limitatamente alle giornate di Santo Natale e Santo Stefano."
Sono il troll che vive nella Grotta del troll, la caverna profonda che io stesso mi sono scavato. Puzza un po’ di zolfo ed è umida, ma almeno si sta al caldo, più in fondo. E poi è la MIA grotta, l’unica casa che ho. Sono grande, enorme. Tutti hanno paura di me anche se non farei male ad una mosca. E allora andatevene tutti! Mettete tra me e voi tanta foschia quanta basta per non vederci, tanta distanza quanta basta per non sentirci. E quando passate di fronte alla mia caverna non fermatevi, tirate dritto, anche se vi è parso di sentire qualcosa. E’ una vostra allucinazione. Come tutte quelle storie che raccontate sul troll della Grotta del troll. Tutte quelle invenzioni, bugie… ma sì, parlate, infierite, sfogatevi. Fate pure, tanto io non sento nulla. Tanto io non ci sono per voi, e voi non servite a me.
Quando il caso mi mette davanti un'occasione simpatica, ma io nella mia tontezza me ne accorgo in ritardo e poi me ne sbatto i coglioni perché sono... percheeeé io... perché!?... poi mi accorgo che potrei ancora recuperare tutto ma non lo faccio, perché oramai l'imbecillità non molla nonostante la coscienza vomiti schiuma... come cazzo si dovrebbe chiamare questo stato d'animo se non COGLIONAGGINE? Sarebbe bastato un saluto, una parola, un cenno...ora mi rodo il fegato... e ben mi sta.
Era lì da almeno quarant’anni, appoggiata al muro del suo piccolo tempio profano, ma nessuno ci ha mai fatto caso. Fino a quando un giorno un fedele, accovacciato ai suoi piedi, raccolto nella fatica della sua meditazione, non ha sentito una goccia bagnargli la spalla. Poi un’altra. Cos’era? Guardò su e vide che un’altra goccia stava per cadere. Non c’erano dubbi: stava proprio lacrimando! Chiamò subito i suoi compagni e le compagne perché vedessero anche loro. E loro videro. Brivido, stupore, timore... stava lacrimando. Non c’erano dubbi, quello era un segno dall’alto. Il Segno che presto, forse, sarebbe venuta giù! Il popolino si riunì in cerchio e discusse di questo allungo, per giorni e notti, e alla fine si accordò sul suo significato, ma molte domande rimasero senza risposta: “ci conviene sostituire la vaschetta del water, o è meglio solo rattopparla? e se la cambiamo, bisogna spaccare il muro?”, “quanto ci verrebbe a costare un idraulico?”, “non è che un bel giorno, mentre cachiamo, ci crolla in testa?”.
...con moto ombroso in aumento. Credo di trovarmi sotto lo sguardo attento dell'occhio del ciclone. C'è una clama sapida, pungente, che lascia a me la prossima mossa. A me che non ho alcuna intenzione di muovere. Sento di sentire di avere bisogno di qualcosa di cui ho bisogno. La mia tendenza, però, è l'involuzione nella stagione dei tè caldi, dei sapori amari e aspri del limone. Arrocco! Al sicuro tra le fredde mura. La via di fuga non c'è ancora.
La sfiga non viene mai da sola, sceglie la quantita sempre leggermente superiore al limite di sopportazione, capita nei momenti ovviamente meno opportuni, nei modi di azzerare ogni situazione piacevole, copre ogni campo dell'interesse e disinteresse umano. Situazione personale precaria di fondo + casini famigliari + problemi di salute in famiglia + bollette astronomiche + ora anche il water comincia a gocciolare. Bene!!! Fanculo, a cui ci aggiungo anche un noto anagramma di Codroipo (ridente cittadina friulana). Nell'attesa che capiti ancora qualcosa... comincio a organizzare la mia resistenza... dal water. Giusto per sottolineare la suggestiva cornice di questo periodo di merda...
che tristezza... Materializzazione della de-coscenza
Avrei preferito essere picchiato con un estintore piuttosto che vedere incarnata la mia de-coscenza. Tutto ruoterebbe al fatto che non sono (e perché non voglio essere) abbastanza cattivo, aggressivo, ambizioso... in qualsiasi cosa faccia. Per questo non combino nulla. Nella mia vita. Il fatto che per me sia importante la tranquillità (inter)personale lo dovrei relegare nella sezione "tempo libero". Perché nel mondo là fuori bisogna accoltellarsi, prendere tutto quello che si può, maltrattare o essere maltrattati, giudicare per non essere giudicati, fare le regole per non doverle rispettare. Bisogna essere ECCEZIONALI!!! Sennò che cazzo si vive a fare?!?!? Puttana di quella troia maledetta!!!
psicoterapia Salve a tutti, io sono miloz e sono... stanco
1. Mio padre crede che io sia omosessuale... perché non ho una ragazza. Ma non me lo dice direttamente, e intanto si rode il fegato... e io lo vengo a sapere da mia sorella. Il che mi rompe molto i coglioni. Non che mi creda gay (glielo lascerei credere, se solo fossi abbastanza bastardo), ma che perda neuroni preziosi a farsi seghe mentali su cazzate e non ne voglia parlare con il diretto interessato.
2. Ultimamente si viaggia molto, si dorme poco... si suona. Tutto sarebbe più sopportabile, se non divertente, se Saxa non mi rompesse le palle sulla figura del tamborìm nel samba duro: faccio così... "no, sbagli"; così... "sbagli"; così invece..."no, lo suoni male"; allora faccio come te, uguale identico sputato fotocopia SIAMO UN SUONO UNICO... "no, sbagli completamente". Ecchecccazzo!!! Credo, oramai, che lo faccia solo per il gusto di figheggiare... Il che mi rompe i coglioni!
1+2. Al mio preoccupatissimo babbo non piace che io vada in giro a "sambeggiare", vuole che mi concentri molto di più sul giornalismo. Ma non me lo dice di persona... il che mi rompe i coglioni. Vuole inoltre che mi trovi una ragazza, che diventi famoso, saggio, bello, ricco ma generoso, autorevole e amato da tutti. Ah sì, e che abbia il gruppo sanguigno 0-. Ok, ci proverò... ma devo per forza accontentarmi solo di queste cose? Il divertimento dove sta?? Posso tenermi il sangue che ho???
1+2+1. Non ho chissà quali prospettive, ok. Ho diversi/e problemi/questioni da risolvere, ok. Il tutto si potrebbe fare meglio, ok. Ma perché in più devo rodermi il fegato, autoflagellarmi, strapparmi i capelli (già pochi) e cospargermi il capo di cenere perché non ho/sono quello che potrei (già) avere/essere? Si può migliorare ed evolvere durante la vita o dopo N anni ci si deve per forza accontentare di quello che s'è fatto/avuto/guadagnato/creato?
1+2+1 bis. Sono stanco per tutta una serie di motivi, fisici e mentali, ma non morirò per questo. Mi riposerò, poi andrò avanti. Ma quello che mi stanca in maniera eccezionale è il fatto che la gente si crei in autonomia quasi perfetta delle seghe mentali, che diventano problemi, e dopo li scarica addosso a me... stanco!
Piccola rincorsa di tre passi e poi il salto. Così il desiderio si è tuffato nel mondo dei sogni, diventando esso stesso un sogno. E la storia finisce qui. Perché, come tutti sanno, i sogni non si realizzano mai. Oppure inizia una nuova storia, più divertente e spensierata, nella quale le cose accadono per il gusto di accadere e nessun fenomeno o persona è fuori luogo. Un'altra realtà dolce che offre riposo e protezione senza chiedere nulla in cambio. A riscuotere l'amaro pizzo del risveglio ci penserà tutto quello che sta all'esterno di questo paradiso onirico. E non farà sconti. Né cercherà di tamponare il dolore di aver perso tutto solamente per aver aperto gli occhi. Rimarrà la speranza che in ogni luogo, in ogni momento, quando meno te lo aspetti, la mente tirerà il freno di emergenza della veglia e si tufferà fuori dal finestrino per andare a caccia di sogni. Per recuperarne qualcuno, magari, da portare indietro come desiderio da soddisfare.
Scavo velocemente. Ancora una trentina di centimetri basta. La terra è morbida, ma le radici rompono tanto i coglioni. Riempio di terra alcuni sacchetti lerci. Il parapetto è pronto. Il sole spara gli ultimi raggi tra i rami bagnati e nuvole che portano altra pioggia. La notte scorsa è stata terribile... terribile, sono vivo... neanch'io so come. E ora si ricomincia.
Pianto alcuni rami strappati vicino alla prima buca. Qui dovrò, probabilmente, ritirarmi se verrò individuato. Indosso il telo mimetico e piano piano, con passo sincopato, mi dirigo verso la postazione. Inizia a piovere. So che alle mie spalle si sta formando l'arcobaleno, non mi volto, mi basta sapere che c'è.
Estraggo il fucile dal nascondiglio e il cannocchiale dallo zainetto. Montato. Le munizioni sono poche, ma non mi serviranno molti colpi. Se sbaglio più di un paio di volte... fine. Con movimenti lentissimi inserisco il colpo in canna e alzo il paralente.
Sono invisibile. Sono la terra, sono la pietra. Immobile. Silenzio. Sento il mio cuore. Lo stomaco che si stringe. Tendo a trattenere il respiro, quindi devo concentrarmi per respirare. Sento che arriva e vuole nuovamente me. Dovrò resistere, combattere, fuggire, nascondermi, qualsiasi cosa perché anche questa notte la mia solitudine non prevalga, non mi trovi, non mi prenda.
Un desiderio di sincerità e libertà può dare come effetto indesiderato l’introduzione di un tabù, quindi una limitazione, restrizione di libertà. Sì, serve a mantenere la “pace” tra le persone, ma il risultato è esattamente opposto a quello inizialmente voluto. Stendo, quindi, sulla questione un velo, anzi un telone cerato. E sopra ci scrivo “EFFETTI INDESIDERATI - maneggiare con attenzione”. Seppure ingombrante, questa matassa la voglio stoccare nel magazzino della mia esperienza di vita. Tanto di spazio ce n’è in abbondanza.
Negli ultimi tempi mi sono distinto nell’arte del “non aver capito un cazzo”. Mi viene particolarmente spontaneo: è talento! E poi giù a costruirci attorno seghe mentali, ragionamenti basati sul nulla, castelli e fortezze tenuti su con lo scoth, bah... Raccolgo tutta questa merda, segatura compresa, e la metto in un sacco nero bello spesso. Poi in un barile di piombo, e poi ancora in un bidone di cemento. Sopra ci scrivo “PSICOSTRONZATE - altamente inquinante”.
Dove mettere questa schifezza sinceramente non lo so, se tenermela regolarmente sigillata nel magazzino della coscienza o gettarla in una discarica abusiva della mia de-coscienza. Oppure in una delle tante voragini che si aprono e si chiudono sul lato illuminato della mia personalità.
Giorni di esame di (de-)coscienza, auto-scansione, e domande del tipo: "cosa non sono?", "cosa non faccio?", "non ci penso agli ALTRI?", "perché sono così tanto convinto delle mie opinioni?". Guardo quel Tir di Giuliano Ferrara e concludo di non essere molto diverso da lui (idee a parte)... massa corporea (diviso due, però), barba, spigoloso, testardo, violento nella discussione, prevaricante nei confronti dell’interlocutore. Velleitario. Sono un pizzico narcisista o esibizionista?... può darsi, oramai non mi stupisco di nulla. Difendo fino alla morte le mie opinioni, cercando di costruire argomentazioni razionali... ora dubito nella mia razionalità, e di conseguenza nelle argomentazioni, nelle mie opinioni. Tutti i miei "stanno veramente così le cose!?" e i miei "perché!?" che ho sparato al mondo, ora mi si riflettono indietro in milioni di echi. Mattone dopo mattone, mi smonto per non crollare totalmente.
sto delirando? Forse tutto quello che sono è sbagliato (regola del
"beneficio del dubbio")
Un SMS ricevuto a letto, appena sveglio, può gelarmi il sangue e magari cambiarmi la vita, più che la giornata. Le cose che mi si dicono raramente mi lasciano indifferente. Fanno male, qualche volta, ma se chi parla è convinto di dire il vero, è giusto che queste cose le dica. Perché la verità è necessaria, sempre. Ma forse sto delirando a vanvera, perché tutto può essere interpretato, sopratutto un SMS apparentemente fuori contensto. Il poco sonno di questi giorni, semplicemente, non mi permette di vedere la situazione se non nella sua più tragica delle varianti.
Sto delirando, tutto quello che so(no) è una stronzata, sto sbagliando io e magari senza accorgermene ho fatto io il danno. Può essere, non lo so, ma il dubbio mi è rimasto. I sintomi del disastro sono già evidenti: appena uscito di casa mi sono sfracellato sul marciapiede come una merda (sono scivolato sulle striscie anti-scivolo!!!), l'anima (o chi per lei) mi fa un male cane, la coscienza ha un rigurgito autoimmunitario, la de-coscienza recita il mantra del "te lo avevo detto". Le mie diffese sono momentaneamente collassate, domani starò male.
Cosa stai combinando, miloz. Ma ti vedi? Sei stretto come un miserabile ai tuoi principi... fai ridere! Lo sai che non cambierà un cazzo, perché non contiamo un cazzo. Allora perché ti ostini? Pensi veramente di poter migliorare qualcosa? Eliminare qualche ingiustizia? Stronzate! Ti sei scelto una bella vita di merda. E il mondo se la sta godendo alle tue spalle. Sì, bravo, rimani onesto, buono, con la coscenza pulita, e guarda gli altri che non si fanno tutte queste seghe mentali hanno una vita, non dico bella, ma almeno normale. Tanto so che ti sta sul cazzo il ruolo che ti hanno assegnato... il "gigante buono". Cos'hai combinato fino ad ora? Lavoro? Famigla? Figli? Ragazza? Casa? Ah, sì, udite udite signori!, lui c'ha la sua dignità, la sua etica, i suoi principi! Lo sai bene che con queste cose così belle, ma inutili, non otterrai mai nulla nella vita. Che tutte le porte te le chiuderanno nel muso, mentre saranno sempre aperte ai viscidoni. Sì, quelli che hanno capito cosa bisogna fare e avere per contare almeno qualcosa. Lo sai! Lo so che lo sai! E allora? Beh, cazzi tuoi. Ma non lamentarti, l'hai voluto tu! E se pensi di poter avere la coscenza tranquilla anche solo per un istante, COL CAZZO!!!