[ тринаесТачака ]
Capuccetto rosso s'è mangiata lupo, nonna e cacciatore.

28/12/2007


o Tannenbaum, o Tannenbaum
Il capodanno del giovane miloz

Tanto tanto tempo fa, prima che tutto questo accadesse, anch'io godevo dell'atmosfera delle feste di fine anno. Non si parlava però del natale, ma di capodanno.
Sono nato e cresciuto in uno stato socialista e comunista ad auto-gestione sociale - SFR Jugoslavija (1974-1990) - dove le festività religiose non erano granché cagate. Non erano proibite, ma neppure erano considerate festività ufficiali. Io poi non sono stato battezzato (ad ora non posseggo un'anima cristiana), e sin dall'asilo sono stato educato in chiave socialista (socialismo applicato, mica quello di Craxi e Mitterand). Il risultato è che io non festeggiavo il natale, ma il capodanno: a casa e a scuola si addobbava l'albero di capodanno (!), il Babbo Natale, che in realtà si chiamava Djeda Mraz (Nonno Gelo, o Nonno Inverno), arrivava per capodanno e portava i doni di capodanno.
Nonno Inverno, vecchio socialista con la barba degna di Marx o Bakunin, non è che arrivava a casa, scendendo dal camino. Quanti ce l'avevano il camino in casa!? Per assicurarsi che ogni bambino, povero o benestante, avesse il suo regalo (più o meno uguale per tutti!) arrivava a scuola, ma anche nei luoghi di lavoro dei genitori. Così io incontravo Babbo Natale in fabbrica, dove lavorava mia mamma, e non veniva con la slitta e le renne, ma su un muletto industriale o un trattore. Lo incontravamo tutti insieme, figli di impiegati, operai e dirigenti. E anche dove lavorava mio papà arrivava Babbo Natale, ma io non c'andavo perché era lontano, e quello mi mandava i regali e gli auguri, in sloveno, perché papà lavorava in Slovenia. Insomma, nessuna corsa al regalo mascherata da menata pseudo-religiosa e nessuna finta e inspiegabile visita notturna a casa da parte del personaggio (per nulla panciuto nella "tradizione" socialista).
E il natale vero? A casa mia non era una cosa estranea, anche se non lo festeggiavamo (i vicini lo facevano)... lo commemoravamo due volte! Uno cattolico, per i nonni materni, e uno ortodosso che cade due settimane più tardi, per la nonna paterna, e comunque niente regali. Così anche i miei genitori si ricordavano quando erano bambini, e si mangiavano dolci due volte (stesso discorso per la pasqua).
Ora però la cosa è cambiata. La Jugo socialista non c'è più, ci sono tanti disoccupati e non tutti i bambini vanno a scuola. Nonno Inverno è morto, in un incidente sul lavoro o in qualche fossa comune durante le guerre dell'ex Jugoslavia, e a capodanno non ci viene più. L'albero di capodanno si è estinto a causa del disboscamento selvaggio e delle piogge acide.
Il natale non lo cago come prima, e mi sta anche un po' sulle palle. Il capodanno pure, se non fosse per i deliziosi dolci e piatti di capodanno che mia mamma e mia sorella continuano a preparare. Via, finché sse magna stamo apposto!

diversità | by miloz | 20:35 | commenti

22/12/2007


linee nella mente
Un confine in meno

Da ieri il confine tra Italia e Slovenia è aperto: niente più controlli. Oggi mi hanno mandato a seguire la cerimonia di addio al valico di Basovizza. Mi sono trovato immerso in una folla di scolaresche, scout e abitanti dei paesi vicini che sono venuti a festeggiare alle 10 del mattino, perché dopo 60 anni di confine (di cui 40 di cortina di ferro) finalmente possono passare 'oltre' come si fa lì dove l'oltre non esiste. Quando il coro italo-sloveno ha intonato l'Inno alla Gioia (inno europeo) ho visto commozione e incredulità sulle facce delle persone. E anch'io, che non sopporto i patriottismi e fuggo da inni e bandiere, mi sono emozionato e ho trattenuto a stento le lacrime: un altro confine è caduto, c'è un po' di libertà in più.

diversità, onde buone | by miloz | 20:17 | commenti (4)

02/12/2007


mondonafta 2

Metre noi tran-tram, lo sceicco gnam-gnam

Si dice che i capoccia di Abu Dhabi abbiano gradito talmente la nostra esibizione (Berimbau+Swing orchestra) da chiedere una nuova esibizione 2 ore dopo, alla presenza dello sceicco e della sua famiglia. Così, sebbene stanchi, sudati e puzzolenti, ci siamo esibiti nuovamente introducendo i fuochi d'artificio allo scoccare della mezzanotte... 2 dicembre... festa nazionale.
Ma come festeggiano gli abitanti di questa città? Leggendo le cronache, il figlio dello sceicco di Abu Dhabi, H.H SH Mansoor Bin Zayed Al Nahyan, ha pensato di fare una mega-spaghettata e ha partecipato all'asta (svoltasi a Firenze) per aggiudicarsi un super-tartufo da 1,5 kg, offrendo 212.000 dollari. Purtroppo niente pasta, è stato battuto da un cinese che ha offerto 330.000 dollari... un grave danno per l'emirato di Abu Dhabi, che si è appena comprato il 4,9% di City Group (la prima banca americana)... trascinando in alto Wall Street, e rendendoMI (!) sfavorevole il cambio euro-dirham... grrr!!! Se trovo un tartufo non glielo faccio manco annusare!
Gli Abu Dhabiani, invece, si divertono come matti in strada con i loro SUV e macchinoni sportivi addobbati con bandiere e foto di sceicchi, a sgommare (burn-out), accellerare facendo scoppiare le marmitte, ma fondamentalmente a stare incollonati sulla Corniche (il lungomare) a fare i fenomeni, tra l'altro senza aver bevuto un goccio di alcool, perché non c'è. Saranno i fumi dei gas di scarico...
Gli altri (indiani, pakistani, indonesiani, filippini, koreani, thailandesi, malesiani, libanesi, siriani, ecc) hanno poco da festeggiare. Lavorano, lavorano, lavorano. Per me sono loro i veri eroi di Abu Dhabi. Con enorme gentilezza, impegno e umiltà, gli immigrati del sud-est asiatico fanno TUTTO quello che c'è da fare perché i locali, proprietari di TUTTO, turisti e altri signori, possano vivere in questa città in maniera consona al lusso che essa ostenta. Sarebbe, tuttavia, facile parlare semplicemente di sfruttamento: la città dà lavoro a tantissimi immigrati, che ci vegono perché ci stanno meglio che nei propri paesi, dove comunque dovranno tornare una volta finito il lavoro ad Abu Dhabi.

diversità, surrealtà, visto letto sentito | by miloz | 02:01 | commenti


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