-avvicinati allo schermo
-codifica Unicode UTF-8
-accedi a internet
-accendi il monitor
-accendi il computer
-stacca la nonna dalla presa della corrente
counter
visitato da *loading* persone, di cui 90% sono io...
24/02/2007
..zzZZzz.. 3 ore di sonno
Dopo una nottata passata in da Ferfo's hauz con i BerimbaYoung a bere vino e fumare il narghilè... fino alle 4.30 del mattino, non c'è niente di meglio per riportarmi alla "realtà" di una bellissima inaugurazione dell'Anno Giudiziario Tributario (sento già un coro di "sticaaaazzziii!"), ovviamente alle 9.30 del mattino. Mi viene da vomitare. Non so se per aver dormito praticamente in via simbolica o per essere stato costretto a seguire la cerimonia più inutile che mente umana abbia concepito.
"MILANO (Reuters) - I giudici della terza sezione della Corte d'Appello di Milano hanno condannato l'ex deputato di Forza Italia Cesare Previti a un anno e sei mesi di reclusione nel processo d'appello bis per la vicenda del cosiddetto Lodo Mondadori, pena in continuazione con la condanna a sei anni nel processo Imi-Sir."
Ricapitolando: 6 anni di carcere + 1,5 anni di carcere = 4,5 anni di lavori socialmente utili.
Al termine dei quali Previti sarà probabilmente premiato come benefattore e cavaliere del lavoro. Se invece cambia il governo, gli si potrebbe condonare anche qualche annetto per farlo rientrare nella 'condizionale', reintegrarlo nel parlamento, magari farlo ministro della giustizia. Tanto i giudici li sa gestire molto bene. Del resto, di chi è colpa se la sinistra cade o si mette a fare inciuci con la destra? Ovviamente dell'elettore di sinistra che non ha votato abbastanza forte, che pretendeva dal governo il rispetto delle promesse elettorali, e si metteva in testa strane idee, come per esempio "rispettare le leggi" o che "la legge e uguale per tutti". Assurdità inaudite!
ma dove vivevo fino ad ora? "Cu'mme!" di Roberto Murolo e Mia Martini
Venite cu'mme! Oggi sono un'isola felice in una redazione in tempesta. Da come ho messo piede questo luogo (per sw: codesto costì) ho visto colleghe e colleghi scaricare fulmini, urlare al vento aggrappati ai computer con le reti strappate, ricevere e dare comandi gridando nelle cornette dei telefoni, correre con dispacci in mano tra la coperta e il ponte di commando. Del resto il capitano ha abbandonato la nave da tempo e i luogotenenti si azzannano per il commando. E l'odore di sangue di una mezza notizia sul governo li eccita come squali.
Oggi sono un pirata sulla sua Tortuga. Mi sono trovato una mia tana, ho di chi fidarmi, pochi dobloni in tasca e un mare, un mondo a mia disposizione. Non c'è bastione che possa minacciarmi, nessun reggimento ne ufficialetto governato dall'ambizione di arrivare. Non gli sarò né avanti né sopra, bensì lì dove meno se lo aspetta. Oggi la tempesta gioca a mio favore, io vi so navigare senza farmi travolgere. Quando sarà avversa, sarò sulla riva a guardare gli altri schiantarsi e imparare da quelli che se la cavano. Vogliono prendermi? Che ci provino, io so che non mi avranno mai!
Cinque anni fa avevo dato l'addio alla connessione internet casalinga. Una esperienza telematica iniziata nel 1994 con alcune BBS cittadine della rete FidoNet. Alcuni anni dopo, Internet. Prima all'università, poi a casa. Il futuro sembrava non poter essere disconnesso dalla rete globale. Nel 2002 il cut-off: trasloco, vado a vivere da solo e il mio computer rimane senza connessione.
Sembrava strano in un primo momento, ma poi ho scoperto i lati positivi. Iniziai a rifondare la mia vita sulla realtà sensibile del corpo. Il mio fedele computer ritornò a essere uno strumento creativo e di lavoro, non solo una specie di TV nella quale si interagisce con Internet. Iniziai a non desiderare la connessione, stavo bene senza: iniziai a leggere e scrivere di più, disegnare, scannerizzare, ritoccare, impaginare.
Internet era comunque raggiungibile a lavoro o a casa di qualcuno, ma la mia casa era divenuta un luogo di disconnessione. Posi addirittura il veto ai miei coinquilini sull'introduzione dell'Adsl o di Fastweb a casa nostra. Quello che la presenza del cellulare mi aveva tolto, l'assenza della rete me lo ha restituito: vi accedevo quando volevo e quando avevo un valido motivo, le mail erano state ridotte alla loro dimensione settimanale, il "tempo-reale" cancellato a beneficio della temporalità fisica-sensibile. Era un entrare e uscire nella rete, ridivenuta un medium, invece di un luogo di esistenza.
I tempi cambiano quando meno te lo aspetti. Arriva un nuovo computer, un portatile (sul quale ora sto scrivendo) e pochi giorni dopo scopro che il novello mi si collega a internet via wi-fi del vicino (a cui ora sono connesso). In un attimo la mia vita è ri-cambiata. Io non volevo avere internet a casa, e ora internet l'ha invasa senza troppi complimenti. Ho chiuso le porte, e mi entra letteralmente dalle finestre. E mi è chiaro in questo istante che una volta che la connessione c'è, non ci si può non connettere: non sono io che mi connetto alla rete, ma è la rete che si connette a me.
Il risultato è che sto scrivendo questo post sdraiato a letto con il computer sulla pancia, alle 5.40 del mattino, invece di dormire e scriverlo alle 10 quando arrivo in redazione. Ed è solo l'inizio. L'ennesimo