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23/10/2006
racconto
Sull'orlo della libertà
Dominata da enormi interessi economici e dense volontà di prepotenza, ad un certo punto l'esistenza si è ripiegata su se stessa. Dentro di essa la vita, diventata qualcosa di contenuto. Funzionale. Senza la forza di fuggire da quella pesante attrazione dell'involucro. Ma per quanto enormi e potenti fossero questi attrattori, molti sono fuggiti alla loro gravità e anche se non si sono allontanati di molto, girano su orbite sempre più lontane, sempre più ellittiche. Tuttavia per quelli che sono dentro questi non esistono, non possono essere visti. Perché ogni sguardo di chi sta all'interno per quanto acuto e concentrato, sottostà alle leggi interne e viene curvato per poi ricadere sempre all'interno.
E quelli che hanno l'intuizione filosofica e matematica dell'esistenza di un "fuori"? Per quanto possano dimostrare di essere le migliori menti dell'esistente, vengono sempre considerati cervelli lontani dalla realtà delle cose, strani, artisti, folli, matti, e se insistono un po' di più, devianti, provocatori, pervertiti, pericolosi. Ciò non li distoglie dal cercare il varco, sapendo di farlo per loro stessi e i pochi che vogliono ascoltarli. Si augurano per lo meno che nel momento del loro successo (da nulla garantito) altri rimangano caproni come lo sono ora e li seguano in massa, così come ora seguono i loro detrattori.
Circolano voci che alcune persone si siano imbattute in qualche varco. Che abbiano visto "il fuori". Alcuni lo hanno spiegato come una momentanea allucinazione, altri come l'illusione del diavolo, alti ancora come una cosa che non sanno spiegare. Quelli più sinceri hanno ammesso semplicemente di aver avuto paura. Erano lì, confessano, e hanno visto, hanno capito che c'è qualcosa di più. Che facendo un solo passo sarebbero fuggiti a quella gravità nella quale sono cresciuti, che fino a quel momento piegava i loro sguardi. E hanno visto gli altri, lì fuori, che li chiamavano, che si libravano leggeri, sì proprio "fuori", vivi, sorridevano e chiamavano, tendevano le mani. Hanno avuto paura di fare quel passo. Il "fuori" sembrava così grande, e ognuno di loro sembrava lasciato a se stesso. Avevano paura di essere lasciati a se stessi. Paura di quell'immensità, di vedere "l'interno" da fuori e capire che è una briciola, una piccola gabbia.
Hanno scelto di rimanere dentro, ma la loro vita non è più la stessa. Seppur tra mille dubbi e rimpianti, si sono resi conto che per la prima volta nella vita "loro hanno scelto!" Si sono resi conto che non possono più non sapere quello che sanno, che "l'interno" è una piccola parte, c'è molto di più. E hanno capito infine che anche se per paura hanno indietreggiato, in realtà una parte di loro è uscita. La loro mente, il loro pensiero non è più soggetto all'attrazione dell'interno, ma fugge, entra ed esce a piacere. “E solo questione di tempo – sussurrano con occhi brillanti e sorriso sornione – quando avremo una nuova occasione per scegliere di oltrepassare l'orlo.”
diversità, prerivoluzione | by miloz | 03:01
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20/10/2006
giulietto reports the evidence
11 settembre: chi copre e chi scopre (di Giulietto Chiesa)
In tutto il mondo, a partire da Ground Zero, è stato appena celebrato il quinto anniversario dall'11 settembre. Data talmente fatidica che non è più nemmeno necessario appiccicare l'anno alla data. Resterà nella storia, in molti sensi, in tutti i sensi probabilmente. Sono già usciti almeno quindici film di grandi e piccoli autori, celebrazioni infinite della tragedia e, come sempre accade nelle grandi tragedie, degli eroismi di piccoli uomini che le fronteggiano. Da cinque anni tutti (quando dico tutti intendo dire l'immensa maggioranza degli abitanti dell'occidente) sanno che "è stato Osama bin Laden". In italiano sono cinque parole, come quegli anni.
Ma, con ogni probabilità, questa versione è falsa. E, se lo si ammettesse, per un attimo, anche solo per prova - come i matematici fanno quando dimostrano teoremi difficili, e ricorrono ad un'ipotesi assurda, per poi ricavarne la verità, dimostrandone appunto l'assurdità - si scoprirebbe subito che tutto ciò che è accaduto da allora non sarebbe accaduto affatto. Cioè si scoprirebbe, con palmare evidenza, che è stato proprio l'11 settembre a provocarlo.
manuale di buon giornalismo, the system | by miloz | 00:07
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19/10/2006
| by miloz | 19:20
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12/10/2006
the very-first-timer
Siamo a ottobre e tutto va bene!
E' l' anno delle prime volte. La prima volta che sono andato in spiaggia a Trieste e a Muggia, da quando ci vivo (16 anni!!!). La prima volta che ho fatto il bagno nel Golfo di Trieste. La prima volta che faccio il bagno a ottobre! Eh sì, il mare è ancora blneabile (21° C) e pulito, quando c'è il sole si sta bene, le spiaggie sono deserte. Se continua così potrei fare un tuffo anche domenica, conquistando la data simbolica del 15 ottobre.
onde buone | by miloz | 22:10
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11/10/2006
tiny wrong tomorrow
A grandi balzi... in avanti!
Cammino nella mia città... illuminato! da congegni all'infrarosso appiccicati ai muri dei palazzi. Servono a rendermi visibile di notte alle telecamere di sorveglianza, oramai ovunque. Non mi consola sapere che sono "telecamere amiche", come è scritto su alcuni cartelli messi in giro dal comune. Anche il fuoco era "amico" per alcuni poveri diavoli, ma non per questo li ha meno uccisi.
Dieci o venti anni fa le telecamere di sorveglianza per le strade delle città erano sinonimo di fascismo, ed erano presenti solo in alcuni film, libri o fumetti che rappresentavano una distopia fantascientifica. Così come i ghetti o i campi di concentramento per i "diversi" (immigrati, neri, omosessuali, mussulmani, malati psichici,...). Oggi a 30 km dalla mia città c'è un lager per immigrati (per lo più neri mussulmani). A Padova è stato istituito un getto per immigrati, tre palazzine, centinaia di persone con famiglia, muri di lamiera di 3 metri, posti di blocco della polizia, per isolare "alcuni spacciatori di droga". E alcuni politici e psichiatri in Italia stanno già discutendo di ripristinare la segregazione per i malati mentali nei manicomi... ovviamente "per il loro bene".
Non credo ancora di vivere in un regime fascista. Mancano, infatti, gli altoparlanti per le strade che trasmettono l'inno nazionale, il rosario, o che ci informano che il razionamento della carne è esteso alla farina, e che è in vigore il coprifuoco (chi sarà sorpreso senza permesso verrà...). Lo chiamerei piuttosto un regime auto-fascista, termine nel quale la parte "auto-" ha la stessa valenza come nella parola "auto-gestione". Per dire che il fascismo nel quale viviamo è inflitto e determinato dallo stesso individuo che lo subisce.
Cosa volete che me ne freghi, allora, della improbabile bomba nucleare nord coreana? Non è forse la conseguenza logica dell'auto-fascismo della nostra vita quotidiana? Tanto so che, se il palloncino scoppia, l'onore first strike sarà lasciato alla grande superpotenza più democratica e bella e amata e amica e nobile e saggia e armata e nucleare... come solo gli Usa sanno essere... nei film di Schwarzenegger.
Happy end a tutti!
prerivoluzione | by miloz | 21:20
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03/10/2006
vita: malattia mortale
Max Frisch, Homo Faber (Feltrinelli)
Alla fine ce l'ho fatta, ho finito Homo Faber! Un diario che sembra una relazione, che inizia piano, trascinato come un budello, tanto da voler gettare la spugna dopo una decina di metri... ehm... pagine. Poi prende... cazzo se prende! Prende allo stomaco, trasferisce sul lettore tutto il dolore che il protagonista non è capace di provare per la sua forma mentis. Un crollo che salta l'umanità del protagonista (ma non quella del lettore), da una felicità meccanica ad un dolore animale, che fa svanire tutte le complicazioni nelle quali i personaggi si sono imbrigliati. E finisce, proprio quando impari a voler bene, al protagonista, al mondo narrato, al libro. Finisce. Proprio quando si tocca il fondo e prepari alla spinta di risalita. Finisce. Non c'è più.
visto letto sentito | by miloz | 21:01
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