[ тринаесТачака ]
Capuccetto rosso s'è mangiata lupo, nonna e cacciatore.

26/02/2005

io vs me
Il cecchino

Scavo velocemente. Ancora una trentina di centimetri basta. La terra è morbida, ma le radici rompono tanto i coglioni. Riempio di terra alcuni sacchetti lerci. Il parapetto è pronto. Il sole spara gli ultimi raggi tra i rami bagnati e nuvole che portano altra pioggia. La notte scorsa è stata terribile... terribile, sono vivo... neanch'io so come. E ora si ricomincia.
Pianto alcuni rami strappati vicino alla prima buca. Qui dovrò, probabilmente, ritirarmi se verrò individuato. Indosso il telo mimetico e piano piano, con passo sincopato, mi dirigo verso la postazione. Inizia a piovere. So che alle mie spalle si sta formando l'arcobaleno, non mi volto, mi basta sapere che c'è.
Estraggo il fucile dal nascondiglio e il cannocchiale dallo zainetto. Montato. Le munizioni sono poche, ma non mi serviranno molti colpi. Se sbaglio più di un paio di volte... fine. Con movimenti lentissimi inserisco il colpo in canna e alzo il paralente.
Sono invisibile. Sono la terra, sono la pietra. Immobile. Silenzio. Sento il mio cuore. Lo stomaco che si stringe. Tendo a trattenere il respiro, quindi devo concentrarmi per respirare. Sento che arriva e vuole nuovamente me. Dovrò resistere, combattere, fuggire, nascondermi, qualsiasi cosa perché anche questa notte la mia solitudine non prevalga, non mi trovi, non mi prenda.

psicoterapia, palude mentale | by miloz | 21:02 | commenti (2)

22/02/2005

immagin(azion)i
Sono la vittima, sono il carnefice

Stanotte ho sognato di trovarmi internato in un campo di concentramento. Non sembrava nazista, né un campo di sterminio, anche se venivamo trattati da "sottouomini". Sembrava un campo di lavoro, ma non ci permettevano di fare alcunché. In nessun momento si vedevano guardie armate. Solo qualche capò.
Nel campo di concentramento c'era anche mia sorella. L'unico momento in cui potevamo vederci era nella mensa, ma era severamente vietato parlarsi. Per "comunicare" potevamo solo tenerci per mano, di nascosto, quando ci trovavamo seduti vicini.
Come prigionieri, eravamo marchiati in base al "crimine". Io ero classificato in base all'appartenenza etnica, ma io non sapevo quale fosse la mia, cosa ero. Altri erano marchiati in base all'appartenenza religiosa, razziale o di preferenza sessuale, o come criminali comuni, dissidenti politici, assassini e così via.
C'era un'intolleranza a cascata anche tra noi prigionieri. I criminali discriminavano i dissidenti che discriminavano i "religiosi" che discriminavano gli "etnici". Questo odio interno ci impediva di organizzarci per ribellarci: ogni gruppo teneva sotto pressione un'altro gruppo, e più erano rigorosi più erano considerati. Non ci era permesso, però, neppure di organizzarci in base ai gruppi. Vivevamo tutti in stanze miste e la comunicazione tra le persone era sporadica e diffidente.
Mi sono svegliato senza che nulla di tragico fosse accaduto nel sogno. Avevo, però, un forte desiderio di sentire mia sorella. Poi c'ho pensato un po' su. In definitiva, quello nel sogno sembrava un "auto-lager", un campo di concentramento perfettamente autogestito dalle stesse vittime che vi si trovavano. Un sistema di oppressione chiuso su se stesso, senza che vi si potesse vedere l'origine dell'ingiustizia e della sopraffazione. Spero solo che questa cosa non possa esistere fuori dal mondo dei sogni.

palude mentale, de-coscienza, sognato pensato | by miloz | 20:47 | commenti (3)

19/02/2005

preview-auto edit-rvw/jump-all stop
Time code non consecutivo

Perché non urlo alle fiaccole che dovevano tenere lontane le bestie? Se è vero che le orme esistono ben prima che la neve cada. E che basta un soffio per spingere il gelo oltre i monti. E un unico raggio può scaldarti dentro. Perché oggi non ho nulla da dire?

| by miloz | 20:36 | commenti (5)

18/02/2005

cari colleghi...
Io intendo essere trasparente!

E' un segreto di pulcinella: in Italia molti giornalisti collaborano in viaria misura con i servizi segreti, da informatori a veri e propri agenti. Del resto, entrambi si occupano di informazioni. Cari/e colleghi/e, vi è mai stato proposto di collaborare con i servizi? A me sì. Alcune volte indirettamente, e poi direttamente (seppur discretamente): è un bell'ambiente, pagano bene, se vuoi farti un futuro ti conviene, mi è stato detto.
Non voglio.
Primo, per motivi etici personali: io non voglio avere segreti. Poi per motivi etici professionali: le notizie le raccolgo per PUBBLICARLE, per renderle note a TUTTI. Come persona e giornalista voglio essere il più possibile invisibile, non perché nascosto, ma perché trasparente. Solo così potrò rimanere non-ricattabile e veramente libero di muovermi, incontrarmi e parlare dove e con chi voglio io.
Non posso, non voglio permettermi di avere qualcosa da nascondere. Voglio, sì, costruirmi una mia vita, ma non in questa maniera. Perché, per quanto mi riguarda, il fine NON giustifica i mezzi.

manuale di buon giornalismo, the system | by miloz | 16:23 | commenti (4)

16/02/2005

eurostar cinquecento
On the road coll'aria tirata

Esperienza indimenticabile: ho fatto da navigatore alla glance per andare a prendere la cassetta di Görz. Con un mezzo a motore che dava più l'impressione di essere "un quarto". Aria tirata, push down per la retro, doppietta tra prima e seconda... anche tra folle e prima, via! "GUARDA QUELLO ST#%f$%O!!!", l'ho visto, sarà pure un coglione, ma sta a 30 metri. "ODDIO, QUELLO M'HA TAGLIATO LA STRADA!!!" Tranquilla, quello è il ferry-boat turco che sta attraccando! "GUARDA, UN PICCIONE!!!" Ma dai, quello è Superman! Durante il tragitto la glance mi ha spiegato come ha conseguito la patente. Immaginatevi che il pilota del vostro volo di linea, cloche in mano, vi spieghi di non aver mai conseguito il brevetto di volo. Beh, era una cosa del genere. Eppure era divertente... mettere in crisi la glance con il tergicristalli e con il parchegio.

| by miloz | 21:14 | commenti (1)

15/02/2005

miloz pro edition
Aiuto! Sembro quasi uno NORMALE!!!

Grazie alla professionalità montaggistica di MasterGeorge, l'intervista è venuta proprio un'intervista!!! Grazie anche alla suadente voce imprestata al Leader d'oltre Adriatico da Paloastro il Capomastro, che ha anche interceduto per me presso la temibile maitresse Titti, evitandomi l'oblio.
Cmq, chi volesse vedermi in giacca (!) e cravatta (!!!) guardi telelele4 mercoledì alle 20.50. Saranno immagini rare.
Ora devo andare a intervistare Capod'olio, che culo... dicono che sia l'unico capace di competere in tutto e per tutto con Ferrara.

 

| by miloz | 17:35 | commenti (3)

12/02/2005

schegge nel buio
Un collage di giornata

Il mio credito iniziale era di sole 2 ore di sonno. Sveglio dalle 6.20, alle 7 ero già in strada a leggere il manifesto, in attesa che la troupe condotta dal senior si decidesse di passare a prendermi. 30 min. di ritardo: ben gli sta, così impara a rompere il cazzo per i miei consueti 3 minuti. 20 minuti dopo, il mezzo condotto da Sandro (papà da pochi giorni) già sfreccia, con noi sopra, verso Zagabria. Obbiettivo primario: intervista con Da President. Superando varie volte i limiti spazio-temporali imposti dalla fisica quantistica e dall’autostrada DARS, recuperiamo il ritardo e guadagniamo pure il tempo per fare colazione.
Sobborgo nord di Zagreb, ore 9.50. Gente che va a lavorare, un po’ di neve, traffico, giornali, foschia. Decido di chiamare il mio amico Hrvoje, da qualche anno trapiantato nella metropoli, per incontrarci e magari prendere un caffè. Cellulare d’ufficio.
- Ciao Hrc, sono Milos!
- Ciao ZetaUno! Come va!? Dove sei?
- Sto entrando a Zagabria, per lavoro. Tu che fai? Stai lavorando?
- No, oggi no. Oggi mi sposo.
- ...cosa? ...come? ...quando? ...
Violo la regola delle 5W, ma per me rimane pur sempre uno scoop. Grandi Hrc & Anita, hanno deciso tutto un mese fa. Sono contento per loro! Speriamo che i bimbi arrivino presto!
Ore 10.40, Pantovcak. Polizia, guardie, perquisizioni, odore di servizi segreti, anticamera, preparativi, attesa, intervista. Ci tratteniamo fuori della villa per fare qualche ripresa esterna. Io vesto in camicia e giacca, e nonostante il freddo che ho, continuo ad accarezzare la neve. Il grumo di freddo che mi si è formato nel petto andrà via solo grazie al bicchierino di ottima sljivovica offertaci come aperitivo a pranzo.
Dopo la pappa, Sandro e io andiamo a fare un po’ di immagini della città. Ravvivo la mia antica vocazione di sherpa dell’operatore (cavalletto in spalla, batterie in tasca). Mentre Sandro filma e sbava dietro a ogni ragazza che incrocia (eppure le femmine sono piuttosto frequenti nella nostra specie...), noto che le donne di Zagabria, a prescindere dall’età, hanno un’aria stanca e seria. E noto che tra tutti i tram della città, e sono tantissimi, non ce ne sono due uguali.
Al ritorno guido io. Velocità di crociera 140 all’ora. E’ notte e il resto della crew si è appisolato. Capisco a intermittenza che io, in realtà, vedo 20 metri di strada, coppie di fari che si avvicinano e, nello specchietto, traccianti rossi che si allontanano. Il resto posso solo immaginarlo: corro sparato verso la tenebra. Nonostante il buio e la velocità di fuga, il mio senso di solitudine non fatica a trovarmi e raggiungermi. Penso a cosa dovrei fare della mia vita e l’unica cosa che vedo è un gran nero, poca strada e qualche lucina sparsa.
Ore 20.30, Trieste, come e dove l’avevo lasciata. Dovrei essere contento per il lavoro fatto, l’intervista è importante. Ma scopro che in fondo ora me ne importa poco dell’intervista. Sono stanco. Vorrei farmi una doccia e poi incontrare qualche amico/a. Sentirli raccontare qualcosa. Qualsiasi cosa.

| by miloz | 09:57 | commenti (2)

09/02/2005

ecologia mentale
Rifiuti speciali

Un desiderio di sincerità e libertà può dare come effetto indesiderato l’introduzione di un tabù, quindi una limitazione, restrizione di libertà. Sì, serve a mantenere la “pace” tra le persone, ma il risultato è esattamente opposto a quello inizialmente voluto. Stendo, quindi, sulla questione un velo, anzi un telone cerato. E sopra ci scrivo “EFFETTI INDESIDERATI - maneggiare con attenzione”. Seppure ingombrante, questa matassa la voglio stoccare nel magazzino della mia esperienza di vita. Tanto di spazio ce n’è in abbondanza.
Negli ultimi tempi mi sono distinto nell’arte del “non aver capito un cazzo”. Mi viene particolarmente spontaneo: è talento! E poi giù a costruirci attorno seghe mentali, ragionamenti basati sul nulla, castelli e fortezze tenuti su con lo scoth, bah... Raccolgo tutta questa merda, segatura compresa, e la metto in un sacco nero bello spesso. Poi in un barile di piombo, e poi ancora in un bidone di cemento. Sopra ci scrivo “PSICOSTRONZATE - altamente inquinante”.
Dove mettere questa schifezza sinceramente non lo so, se tenermela regolarmente sigillata nel magazzino della coscienza o gettarla in una discarica abusiva della mia de-coscienza. Oppure in una delle tante voragini che si aprono e si chiudono sul lato illuminato della mia personalità.

psicoterapia, palude mentale, de-coscienza | by miloz | 13:34 | commenti

05/02/2005

chimica dell’istinto
Inter-esseità della vita

Avrà forse sbagliato quell’albero? Dovremmo essere ancora in pieno inverno (reduci di un paio di settimane fredde che hanno scandalizzato i giornalisti... “freddo d’inverno! e nevica pure!!!”). Ma forse alla suddetta pianta è bastato quello scorcio di sole per farle decidere che era arrivato il momento. Ha piazzato i getti per le nuove foglie e ha lanciato il suo urlo chimico agli esseri che la circondano. Generosa come solo i non-uomini sanno essere. Mi sono trovato lì. Con un raggio di sole nell’occhio sinistro e la notizia arborea che mi riempiva polmoni e naso, innescando una reazione ormonale nel cervello e, a cascata, nel resto del corpo. Un brivido di nuova vita... bellissimo! Sì, lo sento, non ci sono dubbi: la primavera è già iniziata!

| by miloz | 11:52 | commenti (1)


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